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Ennio Quirino Visconti
Nacque a Roma nel 1745 e morì nel 1818; visse a cavallo tra Rivoluzione francese, Età napoleonica e Restaurazione. Laureato in Giurisprudenza, viene oggi ricordato soprattutto come archeologo, umanista, consulente ricercatissimo di studiosi e letterati. È definito un rappresentante del Neoclassicismo, movimento culturale che pose fine alle disarmonie del Rococò, dando inizio alla riscoperta dell’antichità classica. Conoscitore eccellente del greco e del latino, corresse la traduzione dal greco dell’Iliade di Vincenzo Monti. Fu nominato da Pio VI bibliotecario della Biblioteca Vaticana e, più tardi, presidente del nuovo Istituto Nazionale delle Scienze e delle Arti. Console della Repubblica Romana nel 1798, si trasferì poi a Parigi dove, accolto con grandi onori, diresse prima il Museo del Louvre e fu poi incaricato da Napoleone di curare il Museo Napoleonico, comprendente anche le opere confiscate dall'imperatore all’Italia. Dopo la Restaurazione ebbe la protezione dei Borboni, che gli affidarono numerosi incarichi in campo archeologico, settore in cui aveva raggiunto un’eccezionale dottrina. Fu lui ad accorgersi che molte statue romane non erano altro che la copia di quelle greche mai più ritrovate, a lui si deve l’identificazione di alcuni capolavori dell’arte greca, come l’Afrodite di Prassitele. Egli pose le basi per nuove ricerche, ipotesi, confronti, lanciando sfide al mondo culturale del suo tempo. Ci ha lasciato sette importanti volumi di Storia dell’Arte e due grandi opere sull’iconografia greca e romana.
di Chiara Beneduce (Studentessa Istituto Comprensivo Ennio Quirino Visconti)
Il dipinto è un olio del 1802, di Theophile Auguste Vauchelet. Si trova nel Musée Carnavalet a Parigi. |